Come cambieranno le nostre case secondo Google
26
Nov

Come cambieranno le nostre case secondo Google

La vita dopo l’epidemia di Covid-19 non sarà più la stessa, ed è ormai evidente che siamo tutti in attesa di un nuovo inizio.

Molte sono le previsioni ipotizzate, alcune più ottimistiche di altre, e quasi tutte concordano sul fatto che le nostre vite e le nostre abitudini cambieranno, così come le nostre abitazioni.

Ivy Ross, vicepresidente della divisione Hardware Design di Google, guida un team che progetta prodotti per le case del futuro, e ha presentato al Vitra Summit 2020 il suo panel “The New Dynamics of the Home”.

Il Vitra Summit 2020 è un evento streaming tenutosi il 22 e 23 ottobre, il cui scopo è stato quello di riflettere e ragionare sulle nuove modalità di abitare spazi urbani e quotidiani.

È stato aperto con queste parole:

“Quest’anno e la presente pandemia di COVID-19 hanno cambiato in maniera radicale la percezione dello spazio, facendoci allontanare dai luoghi affollati e abitati da sconosciuti, obbligandoci a ripensare lo spazio domestico, tramutandolo in posto di lavoro. Le nostre case sono diventate improvvisamente un luogo in cui lavorare, trascorrere del tempo con la famiglia, imparare, celebrare, rispettare i lutti, tutto contemporaneamente”.

Ivy Ross ha approfondito l’argomento in un’intervista con Fastcompany.com, discutendo su come cambieranno le nostre case post COVID-19.

L’aumento delle case flessibili

“Ciò che la pandemia ha mostrato è che le cose possono cambiare in un batter d’occhio, quindi quello che vogliamo fare è essere più preparati alla flessibilità. Quella che era la nostra casa deve diventare all’occorrenza un ufficio o un’aula scolastica.”

Allora come possiamo creare la massima flessibilità nei nostri ambienti in modo che possano adattarsi a diversi modi di essere?

Ross fa notare che questa domanda non è del tutto nuova, e non è solo riferita alla situazione pandemica.

Già in precedenza molti progetti di interior design erano focalizzati sul riuscire a raggruppare molte funzionalità in micro-appartamenti.

Questa tendenza include il progetto City Home del MIT – una casa in una scatola che controlli agitando la mano – realizzato da Ori, una startup.

Ori costruisce moduli robotici che possono rivelare un letto a comando e nascondere il tuo armadio ogni volta che vuoi.

“Il design riguarda la risoluzione dei problemi. Quindi sono molto entusiasta di alcune delle soluzioni trovate. Come un tavolo da pranzo che diventa una scrivania, ma ha anche la funzione di essere uno schermo per la privacy. Penso che, da oggi in poi, vedremo sempre più oggetti multifunzionali.”

La chiusura parziale di spazi aperti

Parlando del design flessibile, Ivy Ross evidenzia come gli uffici aperti e le planimetrie di abitazioni per la realizzazione di open space sono stati di moda per anni.

Ma poiché oggi la distanza sociale si è dimostrata fondamentale, il COVID-19 ha sfidato già l’idea di un ufficio con spazi condivisi e Ross immagina che presto saranno trasformate anche le case open space, seppur solo in modo parziale.

“Penso che creeremo prodotti come una libreria che possa essere su ruote in modo da poter diventare anche una parete divisoria. Non penso che torneremo in stanze piccole, ma penso che saremo intelligenti su come gli oggetti possano servire a più scopi quando ne avremo bisogno.”

In effetti, sarà impossibile per tutte le imprese o le abitazioni riconsiderare prontamente il proprio spazio completo.

Tuttavia i singoli oggetti possono aiutare se utilizzati in più modi, soprattutto quando entrano nella nostra vita senza ingombrarla.

“In Google stiamo guardando non solo ai mobili, ma a come possono essere multiuso tutti gli oggetti e come poter fare più cose con meno.”

La ricerca del comfort, ma anche dell’equilibrio

Ivy Ross sostiene che il momento attuale non è solo una crisi per la salute pubblica, ma una vera e propria crisi esistenziale.

La situazione mette in discussione i nostri valori fondamentali e il modo in cui agiscono nell’ambiente che ci circonda.

“Siamo andati troppo oltre? Riusciremo a trovare l’equilibrio tra la semplicità delle forme moderniste e la familiarità di forme più organiche e naturali, grazie a materiali più accoglienti?”

In un certo senso, è un argomento che Ivy Ross sostiene da anni in Google, e che ha spinto lo sviluppo del design verso oggetti più morbidi e tattili, evitando in gran parte la tentazione di abbracciare il massimalismo del mondo del design di alto livello, prima che il COVID-19 mettesse fine anche a questo.

Secondo lei, nel progettare oggetti di design, si dovrebbe seguire il criterio di realizzare cose “che ti facciano provare qualcosa quando la guardi, una reazione viscerale”.

Questo non vuol dire restarne scioccato o sfidato, come potrebbe accadere per un’opera d’arte, bensì sentirti arricchito.

Ivy Ross afferma che, secondo lei, l’equilibrio è in ogni cosa, e quello che accade è il modo in cui l’universo dice: “Troviamolo”.

Nel 2019, Ross ha debuttato al Salone del Mobile di Milano con un’installazione chiamata “A Space for Being”, che ha fatto sedere le persone in tre diversi salotti e ha misurato la loro risposta neurologica inconscia.

L’idea era quella di insegnare ai visitatori come la loro fisiologia rispondesse ai colori, alle trame e alle forme intorno a loro.

“Chi sapeva a quel tempo”, riflette Ross, “che in questo momento saremmo rimasti seduti nelle nostre case?”

Insomma, la pandemia sta spingendo il mondo verso il minimalismo e l’utilizzo di oggetti e spazi per diverse funzionalità.

Ci indirizzeremo sempre di più verso materiali naturali di provenienza sostenibile, come tessuti di cotone e mobili in legno, e verso spazi meno ingombranti e più semplici da pulire e igienizzare.